L’illuminazione è un fattore essenziale per i ristoranti, oltre ad avere una buona architettura è fondamentale che ci sia anche un’ottima illuminazione studiata nei minimi dettagli da un bravo light designer che metta in risalto tutte le peculiarità dell’ambiente.

Negli ultimi anni si è sempre di più sviluppata questa attenzione alle luci che vengono poste sia dal punto di vista della luce che emettono, sia dal punto di vista decorativo, i ristoratori sono sempre più consapevoli del fatto che le due cose vanno di pari passo: l’architettura con l’illuminazione. La luce diventa così per il ristorante un dato attrattivo con cui intrattenere ed emozionare il cliente che si troverà a riunirsi a tavola in un ambiente accogliente.

La cosa essenziale è dare una luce morbida e diffusa per tutto il locale per poi mettere in evidenza con altri punti luce sia a parete che a terra spazi fondamentali del ristorante come certi angoli o zone dove ad esempio  si trovano quadri o sculture, l’angolo dei vini, la cucina se a vista dovrà avere una luce uguale e forte per far sì che si possa lavorare bene. Si possono posizionare anche delle lampade decorative che rendano l‘atmosfera del locale, si può inoltre giocare sui vari punti luce con un’intensità diversa che permetta di poter creare più o meno illuminazione a seconda della serata e dell’evento e di quello che si vuole comunicare.

Consigliate e di gran uso sono le lampade a led, versatili e perfette per illuminare, ma allo stesso tempo attente al risparmio energetico, un altro aspetto positivo di questa fonte è che il colore della lampadina anche dopo molte ore rimane inalterato.

A Milano, in zona Brera è stato realizzato un progetto illuminotecnico frutto di un lungo lavoro che ha permesso di ottimizzare le dotazioni impiantistiche, l’energia consumata e di disporre di scenografie adatte per ogni area ricettiva.

Il posto in questione è il Sushi B, ristorante giapponese frutto dell’unione delle menti degli architetti Yukio Ishiyama e Nobuhiko Shimada per Studio Garde Italy e degli architetti Stefano Corò e Nicola Pellizzaro per Merotto Milani. Basato sull’esigenze dell’ospitalità e della cucina giapponese, gli architetti hanno realizzato tre spazi divisi tra loro: un dehor caratterizzato da una parete verde verticale lunga più di 12 m e dal bancone del bar, entrando al piano rialzato si trova la zona per la cottura alla piastra e una saletta intima ed elegante come prevede la cucina nipponica, scendendo si arriva al piano interrato dove infine c’è il banco sushi.

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La novità di questo impianto illuminotecnico è quello di offrire oltre a un’esperienza culinaria una anche sensoriale. Tutte le zone, a parte quelle di carattere pratico dove si cucina e sui tavoli, dove la luce si ricava da faretti led incassati nel soffitto, sono illuminate da luci non a vista, creando un’atmosfera non invasiva, calda e accogliente. Anche all’esterno è la parete verde che illumina l’intero dehors riflettendo la luce degli apparecchi illuminanti che sono lampade a ioduri metallici dando così anche la costante illuminazione che richiedono le piante. Tutto il sistema di illuminazione è gestito da un unico punto centralizzato, gestito da tecnologia Helvar, che permette di regolare l’intensità e predisporre la luce per le esigenze quotidiane e anche per le estemporanee con la sola pressione di un tasto del comando centralizzato.

Questo caso oltre che far vedere la grande cura e progettazione che c’è dietro all’illuminazione punta molto sul risparmio energetico e lo spreco dei consumi avvalendosi proprio di una gestione centralizzata rispetto a una manuale.